Come state con quell'altra -
più semplice, vero? - Un colpo di remo!
lungo la linea della costa
se n'è andato presto il ricordo
di me, isola flottante?
(nel cielo - non sulle acque!)
Anime, anime! - sorelle dovete essere,
non amanti - voi!
Come state con una donna
semplice? Senza divinità?
Deposta dal trono la sovrana
(e da esso disceso),
come state - vi date da fare -
vi raggrinzite? Vi alzate - come?
Con il dazio dell''immortale mediocrità
come ve la cavate, poveretto?
"Spasimi e intermittenze,
basta! Mi prenderò una casa."
Come state con una qualsiasi -
voi, eletto mio?
V'è più connaturato e commestibile
il cibo? - Non nascondere il successo!
Come state con un simulacro -
voi che avete calpestato il Sinai?
Come state con un'estranea,
una "terrestre"? Per la costola - v'è cara?
La vergogna con le briglie di Zeus
non vi frusta la fronte?
Come state - come vi sentite -
cosa potete? Cantate - come?
Con la piaga dell'immortale coscienza
come ve la cavate, poveretto?
Come state con un articolo
da mercato? La servitù è dura?
Dopo i marmi di Carrara
come state con la polvere
di gesso? (Dio scolpito,
in una gleba - e frantumato!)
Come state con una centomillesima -
voi, che avete conosciuto Lilith?!
Dell'ultima novità di mercato
siete sazio? Stanco delle maghe,
come state con una donna
terrestre, senza i sesti
sensi?
Via, per la testa: siete felice?
No? Nella frana senza profondità -
come state, mio caro? E' più pesante?
E' forse così - come per me con un altro?
Marina Cvetaeva
1924
martedì 14 febbraio 2012
venerdì 10 febbraio 2012
Metti in serbo per le stagioni fredde
Metti in serbo per le stagioni fredde
queste parole, per le stagioni dell'ansia!
Come il pesce sulla sabbia, l'uomo sopravvive:
se si trascina agli arbusti e s'alza
su gambe incerte e storte e va, con un rigo della penna,
nelle viscere stesse della terra.
Esistono leoni alati, sfingi col seno
di donna, angeli in bianco e ninfe del mare:
a colui che sostiene sulle sue spalle il peso
di buio, caldo e - oso dirlo- dolore,
sono più cari degli zeri concentrici nati
da parole gettate.
Josif Brodskij
queste parole, per le stagioni dell'ansia!
Come il pesce sulla sabbia, l'uomo sopravvive:
se si trascina agli arbusti e s'alza
su gambe incerte e storte e va, con un rigo della penna,
nelle viscere stesse della terra.
Esistono leoni alati, sfingi col seno
di donna, angeli in bianco e ninfe del mare:
a colui che sostiene sulle sue spalle il peso
di buio, caldo e - oso dirlo- dolore,
sono più cari degli zeri concentrici nati
da parole gettate.
Josif Brodskij
giovedì 2 febbraio 2012
Da Il Tropico del Cancro
Niente che m'era successo finora era bastato a distruggermi, nulla era andato distrutto, se non le mie illusioni. Io ero intatto. Il mondo era intatto. Domani poteva anche esserci la rivoluzione, l'epidemia, il terremoto, domani poteva non restare viva un'anima a cui volgersi per compassione, per aiuto, per fede. A me sembrava che la grande calamità si fosse già manifestata, che io non potevo essere più veramente solo che in quel preciso momento. Decisi che non mi sarei attaccato a nulla, che non avrei atteso nulla, che d'ora in poi avrei vissuto come un animale, una bestia da preda, un pirata, un predone. Anche se dichiarassero la guerra e toccasse a me di andare, io afferrerei la baionetta per affondarla, affondarla fino all' elsa. E se stupro fosse ordinato, stuprato io avrei, con il massimo zelo. E proprio in quell'attimo, nell''alba tranquilla di un giorno nuovo, non era forse la terra vertiginosa di delitti e di miserie? La marcia incessante della storia aveva mai alterato, vitalmente alterato, un elemento solo della natura dell'uomo? Da ciò che egli chiama la parte migliore della natura, l'uomo è stato tradito, ecco tutto. Di limiti estremi del suo essere spirituale l'uomo si ritrova nudo come un selvaggio. E quando trova, per modo di dire, Iddio, allora è pulito e schietto: uno scheletro. Bisogna intrufolarsi nella vita per metter su carne. Su qualunque crosta mi si fermi l' occhio, io voglio piombarci sopra, e divorare. Se vivere è il meglio che ci sia, allora voglio vivere, a costo di diventare cannibale. Finora ho cercato di salvare la mia pellaccia preziosa, ho cercato di conservare i pochi pezzi di carne che mi nascondono le ossa. Ne ho abbastanza. Ho raggiunto i limiti della sopportazione. Son con la schiena al muro, non posso ritirarmi più indietro. Per ciò che riguarda la storia sono morto. Se è rimasto qualcosa, più in là, dovrò balzare indietro. Ho trovato Dio, ma non è sufficiente. Io sono morto solo spiritualmente. Fisicamente sono vivo. Moralmente sono libero. Il mondo da cui mi sono staccato è un serraglio. Erompe l'alba su un mondo nuovo, una giungla in cui gli spiriti magri vagano con artigli aguzzi.
Se io sono una iena, sono una iena magra e affamata: vado a ingrassarmi.
Henry Miller
Se io sono una iena, sono una iena magra e affamata: vado a ingrassarmi.
Henry Miller
mercoledì 1 febbraio 2012
Sue Coe

Nasce nel 1951 a Tamworth, nello Steffordshire.
La straordinaria sensibilità nei confronti dei diritti degli animali riflessa nelle suo opere e il suo continuo denunciare gli orrori dei mattatoi e del mercato della carne è in gran parte dovuta al fatto di essere cresciuta in una casa situata quasi accanto ad un macello. Il suo lavoro a partire dagli anni ottanta si concentra sull'attualità e la politica. contestandone i soprusi e le ingiustizie.
La sua arte risente di importanti inflluenze, come Soutine, Goya e Rembrandt, le illustrazioni più recenti riguardano l'attacco alle Torri Gemelle e l'indignazione nei confronti dell'amministrazione Bush, la sua ultima raccolta Ship of fools... a song cycle for 5 voices è stata pubblicata nel 2005.
Sue Coe, Modern man followed by the ghost of his meat, 1990
giovedì 26 gennaio 2012
Ultimo brindisi
Bevo ad una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all'inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.
Anna Achmatova
1934
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all'inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.
Anna Achmatova
1934
mercoledì 25 gennaio 2012
Io ero solamente ciò
Io ero solamente ciò
che tu toccavi, quello
su cui - notte fonda, corvina -
la fronte reclinavi tu.
Io ero solamente ciò
che tu là in basso distinguevi:
sembiante vago, prima, e poi
molto più tardi, tratti.
Sei tu, ardente, che
sussurrando hai creato
la conchiglia dell'udito
a destra, a manca, là, qui.
Tu che nell'umida cavità,
tirando quella tenda,
hai messo voce, perchè
potesse te chiamare.
Cieco ero, nulla più.
Tu, sorgendo, celandoti,
ha dato a me la facoltà
di vedere. Si lasciano scie
così, e si creano così
mondi. Spesso, creati,
si lasciano ruotare così,
elargendo regali.
E, gettata così
in caldo, in freddo, in ombra, in luce,
persa nell'universo,
ruota la sfera e va.
Iosif Brodskij
1980
che tu toccavi, quello
su cui - notte fonda, corvina -
la fronte reclinavi tu.
Io ero solamente ciò
che tu là in basso distinguevi:
sembiante vago, prima, e poi
molto più tardi, tratti.
Sei tu, ardente, che
sussurrando hai creato
la conchiglia dell'udito
a destra, a manca, là, qui.
Tu che nell'umida cavità,
tirando quella tenda,
hai messo voce, perchè
potesse te chiamare.
Cieco ero, nulla più.
Tu, sorgendo, celandoti,
ha dato a me la facoltà
di vedere. Si lasciano scie
così, e si creano così
mondi. Spesso, creati,
si lasciano ruotare così,
elargendo regali.
E, gettata così
in caldo, in freddo, in ombra, in luce,
persa nell'universo,
ruota la sfera e va.
Iosif Brodskij
1980
martedì 24 gennaio 2012
mercoledì 18 gennaio 2012
Evviva l'asso nero!
Evviva l'asso nero!
Evviva quest'alleanza
di vanagloria e slealtà!
Sui ponti bui della conoscenza,
sotto tutti i lampioni - amore!
Io, il mio sangue bugiardo
canto - nelle vene sleali.
A tutti gli sleali a me cari
che verranno - io bevo!
Evviva il commediante!
Evviva il nastro rosso
nei miei capelli allegri!
Evviva i bambini nelle scuole,
che cresceranno più di noi!
E, al limite della giovinezza,
all'ombra dei fichi inariditi -
a tutte le fatali tue amanti
che verranno - io bevo!
Marina Cvetaeva
1919
Evviva quest'alleanza
di vanagloria e slealtà!
Sui ponti bui della conoscenza,
sotto tutti i lampioni - amore!
Io, il mio sangue bugiardo
canto - nelle vene sleali.
A tutti gli sleali a me cari
che verranno - io bevo!
Evviva il commediante!
Evviva il nastro rosso
nei miei capelli allegri!
Evviva i bambini nelle scuole,
che cresceranno più di noi!
E, al limite della giovinezza,
all'ombra dei fichi inariditi -
a tutte le fatali tue amanti
che verranno - io bevo!
Marina Cvetaeva
1919
martedì 17 gennaio 2012
Parente della Morte
Io sono parente della Morte.
Amo l'amore morente,
amo baciare
chi se ne va.
Amo le rose malate,
le vogliose donne sfiorenti,
e i lucenti, malinconici
tempi d'autunno.
Amo il richiamo spettrale
delle ore tristi
e il fratello giocoso
della grande e santa Morte.
Amo coloro che partono,
che piangono e si destano
e, nei freddi mattini brinati,
i campi.
Amo la stanca rinuncia,
il pianto senza lacrime,
la pace, rifugio di saggi, di poeti
e di malati.
Amo i delusi, gli infermi,
coloro che sono fermi,
gli increduli, i tristi:
il mondo.
Io sono parente della Morte.
Amo l'amore morente,
amo baciare
chi se ne va.
Endre Ady
1907
Amo l'amore morente,
amo baciare
chi se ne va.
Amo le rose malate,
le vogliose donne sfiorenti,
e i lucenti, malinconici
tempi d'autunno.
Amo il richiamo spettrale
delle ore tristi
e il fratello giocoso
della grande e santa Morte.
Amo coloro che partono,
che piangono e si destano
e, nei freddi mattini brinati,
i campi.
Amo la stanca rinuncia,
il pianto senza lacrime,
la pace, rifugio di saggi, di poeti
e di malati.
Amo i delusi, gli infermi,
coloro che sono fermi,
gli increduli, i tristi:
il mondo.
Io sono parente della Morte.
Amo l'amore morente,
amo baciare
chi se ne va.
Endre Ady
1907
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