MESSICO
...ma lo spettacolo più amato, quello più affollato, è la corrida.
L'enorme arena, tutta d'acciaio, è il solo edificio costruito a regola d'arte con un'imponenza tutta americana.
Circa cinquantamila persone, Molto prima della domenica, i giornali annunciano:
los ocho toros
(otto tori)
Si possono visitare in anticipo tori e cavalli che parteciperanno al combattimento. Famosi toreadores, matadores e picadores partecipano alla festa. All'ora stabilita, migliaia di carrozze, di signore del bel mondo che girano in Rolls-Royce, con le loro scimmiette addomesticate, e decine di migliaia di pedoni si avventano verso l'edificio d'acciaio.
I prezzi dei biglietti, tutti incettati dai bagarini, raddoppiano.
L'arena è all'aperto.
L'aristocrazia acquista i biglietti per il lato in ombra, quello più caro; la plebe per quello più economico, al sole. Se, uccisi due soli tori, in un programma che ne prevede sei o otto, la pioggia costringe ad interrompere il massacro, il pubblico (così è successo il giorno del mio arrivo) si imbestialisce e organizza un progrom dell'amministrazione e delle parti in legno.
Interviene allora la polizia e, con gli idranti, comincia ad annaffiare il settore assolato (plebeo).
Se non basta comincia a sparare, sempre su quelli al sole.
Toro.
Una folla enorme aspetta, di fronte all'ingresso, i propri beniamini, i toreri. Altolocati cittadini tentano di farsi fotografare accanto ad un altero matador; aristocratiche signore da loro da tenere in braccio i propri figli, evidentemente per riceverne il benefico influsso. I fotografi si appostano in un certo senso quasi sulle corna dei tori e la corrida prende il via.
Inizia con una festosa parata che dispensa scintilii a destra e a manca. E subito il pubblico, preso dalla furia, lancia nell'arena giacche, portamonete e guanti ai propri beniamini. A paragone con tutto ciò il prologo, quando cioè il toreador stuzzica il toro col suo drappo rosso, si svolge in un''atmosfera amena e pacifica. Ma con l'arrivo dei banderilleros, quando lo prime picche affondano nel collo del toro, quando i picadores squarciano i fianchi dell'animale e il toro a poco a poco si fa tutto rosso, quando le sue corna infuriate si imprimono nei ventri dei cavalli e i cavalli dei picadores per un attimo ancora corrono eruttando viscere, quello è il momento in cui la gioia insensata del pubblico tocca l'apice. Ho visto un uomo schizzar via dal proprio posto, afferrare il drappo del toreador e sventolarlo sotto il muso del toro.
E ho provato un'immensa gioia: il toro è stato capace di infilzare un corno nel costato dell'uomo, vendicando i suoi compagni.
L'uomo è stato portato via.
Nessuno gli ha prestato attenzione.
Non ho potuto né ho voluto vedere quando hanno portato la spada all'assassino capo e come egli l'abbia immersa nel cuore del toro. Solo dall'insensato fragore della folla ho capito che l'opera era terminata. In basso scuoiatori e coltelli erano già in attesa della bestia. Il mio unico rammarico era che non si potessero fissare delle mitragliatrici alle corna dei tori per poi insegnar loro a sparare.
Perché mai si dovrebbe avere pietà di una simile umanità?
NEW YORK
"Mosca. E' in Polonia?" mi chiesero al consolato americani in Messico.
"No" risposi "E' in URSS".
Neanche un attimo di turbamento.
Ottenni il visto.
Più tardi venni a sapere che se un americano deve affilare punte di un ago, riuscirà a farlo meglio di chiunque altro al mondo, senza tuttavia interessarsi delle crune. Le crune degli aghi non rientrano nel suo lavoro ed egli non si sente in obbligo di occuparsene.
Loredo. Frontiera con gli USA.
In uno stentato miscuglio di inglese e francese (puri brandelli di lingua), spiego a lungo scopi e diritti del mio ingresso in quel paese.
L'americano ascolta, tace, medita, non capisce, poi mi dice in russo:
"Sei giudeo?"
Resto di stucco.
L'americano non si inoltra in questo tema per mancanza di vocaboli.
Resta lì imbarazzato e, dopo una decina di minuti, mi dice a bruciapelo:
"Granderusso?"
"Granderusso, granderusso", faccio io tutto contento, resomi conto che nell'americano non c'era desiderio di progrom. Puro interesse burocratico. L'americano ci pensa ancora un po' su, indi sentenzia:
"Alla commissione"
Un distinto signore, sino ad allora niente di più che un normale passeggero, infilatosi un berretto gallonato, si rivelò un poliziotto addetto all'emigrazione.
Il poliziotto mi fece salire su un'auto assieme alle mie cose. Ci accostammo ed entrammo in una casa dove un uomo in maniche di camicia sedeva sotto la bandiera stellata.
Dietro quell'uomo si vedevano delle altre camere con delle grate. Venni messo in una di queste, assieme alle mie cose.
Tentai di uscire, ma delle zampe che erano tutto un programma mi risbatterono indietro.
Poco lontano si udiva il fischio del mio treno per New York.
Restai lì quattro ore.
Entrarono ad informarsi in quale lingua mi sarei espresso.
Per timidezza (è imbarazzante non sapere neppure una lingua) indicai il francese.
Mi condussero in un'altra stanza.
Quattro tipi minacciosi e un francese, l'interprete.
In francese so dire giusto qualcosa di molto semplice sul tè e i pasticcini, ma della frase che mi disse il francese non capii un accidente; così mi aggrappai convulsamente all'ultima parola, tentando di penetrarne il significato nascosto, ricorrendo all'intuizione.
E mentre io cercavo di penetrare questo significato, il francese s'era perfettamente reso conto che io non avevo capito un bel niente. Gli americani fecero un gesto con le mani e mi portarono via.
Restai lì per altre due ore, riuscendo a trovare nel dizionario l'ultima parola che il francese aveva detto.
Venne fuori che voleva dire:
'Giuramento'
1925
mercoledì 20 giugno 2012
domenica 17 giugno 2012
Tinissima
Non c'è nulla di più persuasivo ed espressivo di ciò che possiamo vedere con i nostri occhi. Sia che descriviamo un attacco armato della polizia contro una manifestazione di operai, o il corpo calpestato da un poliziotto a cavallo, o quello di un nero linciato da un boia brutale assetato di sangue, né un disegno, né un'immagine verbale o scritta saranno mai tanto efficaci quanto una riproduzione fotografica. Il fotografo è l'artista grafico più imparziale. Coglie solo ciò che viene offerto al suo obbiettivo nell'attimo esatto in cui scatta. Un'immagine fotografica può essere capita in un altro Paese, da tutte le nazioni... a prescindere dalla lingua, dal titolo e dalle spiegazioni.Tina Modotti






venerdì 15 giugno 2012
Umanità
Oh tu, miliardi due di solitudine
accoppiata, non tema di rinascere,
umanità per te. Mia madre affranta
non ti intese, come me ti aumentò in pena.
Piangere ti ho vista sul gelo dei fiumi,
come un bimbo ferito dall'ardore
dei ghiacci: uccidere, morire, e come
non vissuta, risplendere sulle mura
di grandi chiese. Sui monti ti ho visto
e nelle stalle, a cuccia: vivi come
se fossi: ben ti meriti la morte
per madre! Esangue attendi ti dissanguinano, e
sempre ti addita la pazzia associante,
che ti ritrova in ogni sofferenza.
Attila Jòsef
accoppiata, non tema di rinascere,
umanità per te. Mia madre affranta
non ti intese, come me ti aumentò in pena.
Piangere ti ho vista sul gelo dei fiumi,
come un bimbo ferito dall'ardore
dei ghiacci: uccidere, morire, e come
non vissuta, risplendere sulle mura
di grandi chiese. Sui monti ti ho visto
e nelle stalle, a cuccia: vivi come
se fossi: ben ti meriti la morte
per madre! Esangue attendi ti dissanguinano, e
sempre ti addita la pazzia associante,
che ti ritrova in ogni sofferenza.
Attila Jòsef
mercoledì 6 giugno 2012
David Olère
Le opere di David Olère - nato a Varsavia il 19 gennaio 1902, arrestato in Francia durante i rastrellamenti e deportato nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau - sono la più impressionante e viva testimonianza della memoria di una delle pagine più agghiaccianti della storia dell'uomo. Sopravvissuto al lavoro nel Sonderkommando, di cui Olère ha fatto parte, ha registrato con disegni, schizzi e quadri scene di vita quotidiana nel campo di sterminio. David Olère studiò all'Accademia delle Belle Arti di Varsavia, successivamente si trasferì in Francia, a Parigi, dove frequentò l'ambiente artistico dei quartieri di Montmartre e Montparnasse. Nel 1930 sposò una giovane modista, Juliette, dalla quale ebbe un figlio, Alexandre. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, David Olère venne mandato in missione a Lons - le - Saunier. Di lì a poco, venne arrestato e imprigionato a Drancy. Il 2 marzo del 1943, Olère fu caricato su un treno dal campo di internamento di Drancy ad Auschwitz. All'arrivo, venne incaricato a lavorare nel campo, assieme ai restanti sopravvissuti alle camere a gas - 119 su circa mille persone scese con lui dal convoglio. La conoscenza di sei lingue e l'abilità di illustratore gli salvarono la vita. Evacuato di nascosto nel gennaio del 1945 a fronte dell'avanzata dell'Armata Rossa, sopravvisse all "marcia della morte" che lo condusse a Mauthausen e a Ebensee, dove venne liberato dall'esercito americano il 6 maggio. David Olère ritornò prima a Varsavia e successivamente a Parigi dal figlio e dalla moglie, alla quale raccontò ciò che aveva visto e vissuto durante la prigionia e il lavoro al Sonderkommando. La moglie sulle prime pensò che il marito fosse diventato pazzo. L'attività artistica di David Olère cominciò nel 1945, sempre registrando i ricordi dell'atroce esperienza concetrazionaria. Partendo da schizzi e disegni, iniziò a dipingere su tela, e nel 1976 donò alcune sue opere al Museo di Arte del kibbutz del Ghetto Fighters. Morì il 21 agosto 1985, nei pressi di Parigi, insidiato dalle teorie negazioniste. Il figlio Alexandre continua ancora oggi a contribuire per riportare alla luce le opere, la testimonianza e la vicenda umana dell'artista.
lunedì 28 maggio 2012
domenica 6 maggio 2012
Il futuro
E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che allegerisce il "tutto completo" delle sotterranee,
nei libri prestati e nell' arrivederci a domani.
Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
né ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amore mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all'angolo della strada mi fermerò,
a quell'angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono,
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
né qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
né là fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure un ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cercherà di ricordarsi di te.
Julio Cortazar
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che allegerisce il "tutto completo" delle sotterranee,
nei libri prestati e nell' arrivederci a domani.
Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
né ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amore mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all'angolo della strada mi fermerò,
a quell'angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono,
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
né qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
né là fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure un ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cercherà di ricordarsi di te.
Julio Cortazar
domenica 29 aprile 2012
Una lettera di Tina Modotti a Edward Weston

25 giugno 1927
Mio Dio Edward le tue ultime fotografie mi hanno davvero "tolto il fiato"! Davanti a loro mi sento senza parole. Che purezza di visione trasmettono. Appena ho aperto il pacco non riuscivo a guardarle a lungo, mi hanno rimescolata tutta nel profondo fino a farmi sentire un dolore fisico.
Edward questo è solo per dirti che le ho ricevute! Oggi pranzo con Felipe e dopo avergliele mostrate ti scriverò di nuovo.
Grazie per la gioia e gli stimoli che queste stampe mi hanno dato. - Se non ti scriverò ancora oggi certamente lo farò domani.
Tina
Stessa mattina. Poco più tardi.
Sto aspettando che Felipe venga a prendermi - le tue foto sono qui davanti a me - Edward - prima d'ora nell'arte non c'è stato nulla che mi abbia colpito come queste fotografie - non riesco proprio a guardarle a lungo senza sentirmi profondamente sconvolta - non mi turbano solo mentalmente ma fisicamente. - C'è qualcosa di così puro e nello stesso tempo qualcosa di così perverso in loro. -Racchiudono sia l'innocenza delle cose naturali che la morbosità di una mente sofisticata e distorta. Mi fanno pensare a gigli e allo stesso tempo a embrioni. Sono mistiche ed erotiche. - Felipe ha appena telefonato pregandomi di raggiungerlo alla "Pensione" - quindi devo mettere in fretta questa in una busta e spedirla mentre ci vado - a più tardi.
Stessa giornata. Sera.
Edward caro
Ti ho spedito due righe questa mattina - ma ora eccomi di nuovo qui dopo aver visto Felipe e avergli mostrato le fotografie. Pepe ci ha raggiunto durante il pranzo e così quando ho fatto vedere le tue foto c'era anche lui.
Bene Edward l'effetto è stato formidabile anche su di loro. io li ho osservati con attenzione dato che alla prima occhiata queste tue ultime fotografie mi avevano colpito così stranamente - Bene, sai quanto Felipe sia particolarmente perspicace - sebbene anche Pepe sia molto sensibile e non manchi di cogliere le sfumature delle cose - perciò è stato interessante assistere ai loro commenti e alle loro reazioni - Nell' insieme le loro reazioni sono state molto simili alle mie - Felipe era così entusiasta che ha fatto la promessa impulsiva di scrivertene - Noi tre abbiamo passato un paio d'ore a discutere delle foto e di tutti i problemi che le foto che avevamo davanti avevano suscitato in noi. La discussione è stat per me molto interessante perché si parlava proprio dell'approccio dell'artista nei confronti della vita - Ora poiché le azioni di un artista sono il risultato dello stato della sua mente e della sua anima al momento della creazione, queste tue ultime foto sono allo stesso tempo molto sensuali ed è per questo che nella nota di stamattina ti dicevo che sono sia mistiche che erotiche - Non posso neanche tentare di raccontare tutto quello che è stato detto da Felipe e Pepe e poi credo davvero che Felipe ti scriverà sicuramente. Finora non ho fatto neanche un cenno alla qualità fotografica e alla trama squisita delle conchiglie così come tu le hai rese - questo naturalmente è stato commentato a dovere - particolarmente da me che guardavo tutto con occhio fotografico ben attento.
Mattino dopo - 26 giugno 1927
Ieri sera è venuto Renè - Non c'è alcun dubbio sulla sua finezza di critica e di reazione alle cose - Strano Edward che senza che io dicessi una parola delle mie reazioni alle fotografie anche lui abbia usato il termine erotico - il che mi ricorda tutto l'erotismo sentito in persone diverse come la mia fotografia della calla - le rose e Tepotzotlàn. Renè ha espresso come me il turbamento che gli causavano queste stampe. Per usare le sue parole ha detto che si sentiva "debole alle ginocchia". Dovrò senz'altro trovare il modo di mostrarle a Diego - la settimana prossima dovrò andare alla Secretarìa per riprodurre il suo ultimo affresco e le porterò con me sperando di trovarlo. Lupe ha avuto un'altra bambina - Frances dice che quest'ultima figlia è grossa è molto sana. Tra l'altro Frances mi ha pregato di chiederti di mandarle alcune foto di juguetes per i prossimi numeri di "Mexican Folkways"
Devo vedere Ledesma per queste nuove stampe e capire se ne vuole qualcuna.
Questo è tutto per il momento caro. Spero che tu dia per scontato che se io uso le parole turbamento - erotico ecc. - sono pazza di queste tue ultime creazioni - sono state una gioia e un'ispirazione e te ne ringrazio. Strano che ieri pomeriggio - in un negozio sul F. y Madero abbia visto una vetrina piena di conchiglie alcune molto simili a quelle fotografate da te. Molto probabilmente non le avrei notate prima.
Devo vedere Ledesma per queste nuove stampe e capire se ne vuole qualcuna.
Questo è tutto per il momento caro. Spero che tu dia per scontato che se io uso le parole turbamento - erotico ecc. - sono pazza di queste tue ultime creazioni - sono state una gioia e un'ispirazione e te ne ringrazio. Strano che ieri pomeriggio - in un negozio sul F. y Madero abbia visto una vetrina piena di conchiglie alcune molto simili a quelle fotografate da te. Molto probabilmente non le avrei notate prima.
Teneramente Tina
mercoledì 18 aprile 2012
da solo insieme agli altri
la carne ricopre le ossa
e ci mettono dentro
una mente e
qualche volta un'anima,
e le donne tirano
vasi contro il muro
e gli uomini bevono
troppo
e nessuno trova
la persona giusta
ma continuano
a cercarla
trascinandosi
da un letto all'altro.
la carne ricopre
le ossa e la
carne cerca
qualcosa in più della
sola carne.
ma non c'è proprio
speranza:
siamo tutti preda
di uno strano
destino.
nessuno trova mai
la persona giusta.
gli immondezzai della città si riempiono
i depositi di roba vecchia si riempiono
i manicomi si riempiono
gli ospedali
i cimiteri si riempiono.
non si riempie
niente altro.
Charles Bukowski
e ci mettono dentro
una mente e
qualche volta un'anima,
e le donne tirano
vasi contro il muro
e gli uomini bevono
troppo
e nessuno trova
la persona giusta
ma continuano
a cercarla
trascinandosi
da un letto all'altro.
la carne ricopre
le ossa e la
carne cerca
qualcosa in più della
sola carne.
ma non c'è proprio
speranza:
siamo tutti preda
di uno strano
destino.
nessuno trova mai
la persona giusta.
gli immondezzai della città si riempiono
i depositi di roba vecchia si riempiono
i manicomi si riempiono
gli ospedali
i cimiteri si riempiono.
non si riempie
niente altro.
Charles Bukowski
domenica 8 aprile 2012
Abbraccio
Cuore nel cuore. E respiro nel respiro.
Così vicino a me, tanto da non vederti.
Oltre alla tua spalla vedevo in lontananza un monte oscuro.
Ero protesa in uno slancio quasi a oltrepassarti.
Sentivo battere il cuore impazzito delle stelle.
Accoglievo il vento affannato, rivestito di foglie.
Mi aprivo alle ombre dei boschi che venivano incontro
e ai rami che si aprivano ad abbracciare la notte.
La lontananza inspiravo in un sorso enorme.
Premevo vento, nubi e stelle al mio petto.
E nel cerchio stretto di un abbraccio
ho rinchiuso l'infinito intero del mondo.
Blaga Dimitrova
Così vicino a me, tanto da non vederti.
Oltre alla tua spalla vedevo in lontananza un monte oscuro.
Ero protesa in uno slancio quasi a oltrepassarti.
Sentivo battere il cuore impazzito delle stelle.
Accoglievo il vento affannato, rivestito di foglie.
Mi aprivo alle ombre dei boschi che venivano incontro
e ai rami che si aprivano ad abbracciare la notte.
La lontananza inspiravo in un sorso enorme.
Premevo vento, nubi e stelle al mio petto.
E nel cerchio stretto di un abbraccio
ho rinchiuso l'infinito intero del mondo.
Blaga Dimitrova
sabato 7 aprile 2012
Doris

Doris si sveglia ogni mattina/ alle sette in punto /scende le scale /con sulla pelle delle gambe /evidenti segni di lenzuola /con gli occhi gonfi /e ancora in bocca/il gusto amaro del caffè
Doris canta una canzone che/sembra una bandiera/tu non ci crederai/ma quando canta Doris/avvengono i miracoli//
Un pompiere in preda al panico/salvato dai bambini/obesi americani pattinare /sembrano farfalle, sul ghiaccio//mio marito si innamora di nuovo di me
( ci mancava solo questa...)
una suora compra il corriere/e ci nasconde il Manifesto dentro//gli operai della nettezza urbana/cantano la marsigliese/una coppia di zingari prende un tassì/saluta sorridente, e poi va via//dalla bocca di uno sbirro escono parole oneste/te l'avevo detto io/quando Doris canta la sua canzone/avvengono i miracoli!
Doris si corica a dormire /a mezzanotte in punto/sale le scale/con nelle gambe e dentro il cuore/evidenti segni di stanchezza//con gli occhi gonfi/e ancora in testa /il sogno triste di un lavoro//Doris canta una canzone che/sembra una bandiera//tu non ci crederai/ma quando canta Doris/avvengono i miracoli//tu non ci crederai, a dire il vero/tu non hai mai creduto in niente/ma quando Doris canta /i miracoli avvengono sul serio//Un pompiere in preda al panico/salvato dai bambini/mio marito si innamora di nuovo di me/gli operai della nettezza urbana/cantano la marsigliese/una coppia di zingari prende un tassì/saluta sorridente e poi va via//dalla bocca di uno sbirro/escono parole oneste/i politici crepano
Io oggi ho voglia di parlare con te
che non mi ascolti mai
Tu non mi ascolti mai.
( Il Teatro degli Orrori - libera interpretazione di un brano degli Shellac - da Il Mondo Nuovo, 2012)
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