sabato 10 marzo 2012

Alla mia nazione

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico,
ma nazione vivente, ma nazione europea :
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, perfetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccolo borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli stessi palazzotti,
tra case coloniali scrostate come chiese.
Proprio perchè tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perche fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perchè sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto il tuo male: colpa di ogni male.
Srpofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

Pier Paolo Pasolini

venerdì 9 marzo 2012

Un poeta

Un poeta
è un essere unico
In tanti esemplari
Che pensa solamente in versi
e non scrive che in musica
Su soggetti diversi
Sia rossi che verdi
Ma sempre magnifici

Boris Vian

giovedì 8 marzo 2012

Martino


Era figlio di un semplice operaio
la sua storia è molto breve
i suoi capelli erano neri come la notte
(che cova sciagure)
aveva solamente due amici
Sergej, un gatto vecchio e sordo
e Antonio Gramsci, che
se ne stava incorniciato alla parete,
come al solito. Martino
viveva e nessuno sapeva niente di lui

Antonio Gramsci, lo osservava di soppiatto,
spione comunista, ma il suo sguardo
non era mai malevolo
"Benvenuti in Italia, dove niente è impossibile
quanti poeti! quanti scienziati!"

Dove la guerra è bella, anche se fa male
anche fra di noi -
ma il mio cuore non è abbastanza grande
per sopportare tutte le sue periferie
Ma che t'importa di Martino
prono sull'asfalto
qualcuno lo calpesta
altri lo soffocano
qualcun' altro poi lo deride
e poi chi se ne frega
a lavorare alle sei del mattino
io non ci vado più
se mi guardi negli occhi
io non guardo per terra
non guardo la tv
stringo amicizia con chi cazzo mi pare
guido con prudenza, e moderatamente
bevo!

Era figlio di un semplice operaio
la sua storia è molto breve
i suoi capelli erano neri come la notte
(la notte nera, che cova sciagure)
aveva soltanto due amici
Sergej, un gatto vecchio e sordo
non vedeva più i topi e non giocava più con le mosche
il benevolo filosofo
se ne stava incorniciato alla parete
come al solito
o se ne stava incorniciato come al solito
vicino a "selling england by the pound"
alla finestra, il vecchio Sergej
rimasto solo e triste
vorrebbe acchiappare la luna
con le sue zampette grigie -
Il mio cuore non è abbastanza grande
da sopportare tutte le sue periferie
Che t' importa di Martino, prono sull'asfalto?
qualcuno lo calpesta
qualcuno lo soffoca
qualcuno lo deride
e poi chi se ne frega
ed è così che Martino
mi lascia senza amore
mi lascia senza di lui
"Benvenuti in Italia, dove tutto è possibile
guarda che sole! Guarda che mare!
Benvenuti in Italia, dove niente è impossibile
quanti poeti! Quanti scienziati!"

Dove la guerra è bella!
Anche se fa male
anche fra di noi
ma il mio cuore
non è abbastanza grande
per sopportare tutte
le sue periferie
Se mi tocchi il cuore
io te lo porto via!
In discoteca non ci vado mai
faccio all'amore con chi voglio io
prudentemente guido
e moderatamente bevo
ma se mi fai incazzare
mi arrabbio per davvero -

Io, sono il cielo blu
sono il suo temporale
io sono il mondo intero
sono il cominciamento
sono la fine di ogni cosa
l'orizzonte
Sono io

qualcuno lo calpesta
qualcuno lo soffoca
qualcuno lo deride
ed è così che Martino
mi lascia senza amore
mi lascia senza di lui

(Il Teatro degli Orrori - da Il Mondo Nuovo, 2012)

venerdì 2 marzo 2012

Spot

Da stasera, al Cafè degli Artisti in via Ragno 12, a Ferrara, saranno in esposizione opere grafiche di mia produzione -



Dècollage di ispirazione Nouveau Rèalisme e fotografie debitrici del grande Aleksandr Rodchenko. A cominciare dalla seconda parete a sinistra.


Ingresso libero - per tutti -



Le fotografie sono analogiche.



Vi aspetto stasera anche al Circolo Zuni situato nella stessa via, al 15, causa concerto di Davide Toffolo e presentazione delle fotografie on the road di Cecilia Ibanez - che ha immortalato con sessantaquattro scatti in bianco e nero le band dell'etichetta discografica indipendente La Tempesta.












- piccola autodimostrazione.


martedì 14 febbraio 2012

Tentativo di gelosia

Come state con quell'altra -
più semplice, vero? - Un colpo di remo!
lungo la linea della costa
se n'è andato presto il ricordo

di me, isola flottante?
(nel cielo - non sulle acque!)
Anime, anime! - sorelle dovete essere,
non amanti - voi!

Come state con una donna
semplice? Senza divinità?
Deposta dal trono la sovrana
(e da esso disceso),

come state - vi date da fare -
vi raggrinzite? Vi alzate - come?
Con il dazio dell''immortale mediocrità
come ve la cavate, poveretto?

"Spasimi e intermittenze,
basta! Mi prenderò una casa."
Come state con una qualsiasi -
voi, eletto mio?

V'è più connaturato e commestibile
il cibo? - Non nascondere il successo!
Come state con un simulacro -
voi che avete calpestato il Sinai?

Come state con un'estranea,
una "terrestre"? Per la costola - v'è cara?
La vergogna con le briglie di Zeus
non vi frusta la fronte?

Come state - come vi sentite -
cosa potete? Cantate - come?
Con la piaga dell'immortale coscienza
come ve la cavate, poveretto?

Come state con un articolo
da mercato? La servitù è dura?
Dopo i marmi di Carrara
come state con la polvere

di gesso? (Dio scolpito,
in una gleba - e frantumato!)
Come state con una centomillesima -
voi, che avete conosciuto Lilith?!

Dell'ultima novità di mercato
siete sazio? Stanco delle maghe,
come state con una donna
terrestre, senza i sesti
sensi?
Via, per la testa: siete felice?
No? Nella frana senza profondità -
come state, mio caro? E' più pesante?
E' forse così - come per me con un altro?

Marina Cvetaeva
1924

venerdì 10 febbraio 2012

Metti in serbo per le stagioni fredde

Metti in serbo per le stagioni fredde
queste parole, per le stagioni dell'ansia!
Come il pesce sulla sabbia, l'uomo sopravvive:
se si trascina agli arbusti e s'alza
su gambe incerte e storte e va, con un rigo della penna,
nelle viscere stesse della terra.

Esistono leoni alati, sfingi col seno
di donna, angeli in bianco e ninfe del mare:
a colui che sostiene sulle sue spalle il peso
di buio, caldo e - oso dirlo- dolore,
sono più cari degli zeri concentrici nati
da parole gettate.

Josif Brodskij

giovedì 2 febbraio 2012

Da Il Tropico del Cancro

Niente che m'era successo finora era bastato a distruggermi, nulla era andato distrutto, se non le mie illusioni. Io ero intatto. Il mondo era intatto. Domani poteva anche esserci la rivoluzione, l'epidemia, il terremoto, domani poteva non restare viva un'anima a cui volgersi per compassione, per aiuto, per fede. A me sembrava che la grande calamità si fosse già manifestata, che io non potevo essere più veramente solo che in quel preciso momento. Decisi che non mi sarei attaccato a nulla, che non avrei atteso nulla, che d'ora in poi avrei vissuto come un animale, una bestia da preda, un pirata, un predone. Anche se dichiarassero la guerra e toccasse a me di andare, io afferrerei la baionetta per affondarla, affondarla fino all' elsa. E se stupro fosse ordinato, stuprato io avrei, con il massimo zelo. E proprio in quell'attimo, nell''alba tranquilla di un giorno nuovo, non era forse la terra vertiginosa di delitti e di miserie? La marcia incessante della storia aveva mai alterato, vitalmente alterato, un elemento solo della natura dell'uomo? Da ciò che egli chiama la parte migliore della natura, l'uomo è stato tradito, ecco tutto. Di limiti estremi del suo essere spirituale l'uomo si ritrova nudo come un selvaggio. E quando trova, per modo di dire, Iddio, allora è pulito e schietto: uno scheletro. Bisogna intrufolarsi nella vita per metter su carne. Su qualunque crosta mi si fermi l' occhio, io voglio piombarci sopra, e divorare. Se vivere è il meglio che ci sia, allora voglio vivere, a costo di diventare cannibale. Finora ho cercato di salvare la mia pellaccia preziosa, ho cercato di conservare i pochi pezzi di carne che mi nascondono le ossa. Ne ho abbastanza. Ho raggiunto i limiti della sopportazione. Son con la schiena al muro, non posso ritirarmi più indietro. Per ciò che riguarda la storia sono morto. Se è rimasto qualcosa, più in là, dovrò balzare indietro. Ho trovato Dio, ma non è sufficiente. Io sono morto solo spiritualmente. Fisicamente sono vivo. Moralmente sono libero. Il mondo da cui mi sono staccato è un serraglio. Erompe l'alba su un mondo nuovo, una giungla in cui gli spiriti magri vagano con artigli aguzzi.
Se io sono una iena, sono una iena magra e affamata: vado a ingrassarmi.

Henry Miller

mercoledì 1 febbraio 2012

Sue Coe






Nasce nel 1951 a Tamworth, nello Steffordshire.

La straordinaria sensibilità nei confronti dei diritti degli animali riflessa nelle suo opere e il suo continuo denunciare gli orrori dei mattatoi e del mercato della carne è in gran parte dovuta al fatto di essere cresciuta in una casa situata quasi accanto ad un macello. Il suo lavoro a partire dagli anni ottanta si concentra sull'attualità e la politica. contestandone i soprusi e le ingiustizie.

La sua arte risente di importanti inflluenze, come Soutine, Goya e Rembrandt, le illustrazioni più recenti riguardano l'attacco alle Torri Gemelle e l'indignazione nei confronti dell'amministrazione Bush, la sua ultima raccolta Ship of fools... a song cycle for 5 voices è stata pubblicata nel 2005.






Sue Coe, Modern man followed by the ghost of his meat, 1990


giovedì 26 gennaio 2012

Ultimo brindisi

Bevo ad una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all'inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.

Anna Achmatova
1934

mercoledì 25 gennaio 2012

Io ero solamente ciò

Io ero solamente ciò
che tu toccavi, quello
su cui - notte fonda, corvina -
la fronte reclinavi tu.

Io ero solamente ciò
che tu là in basso distinguevi:
sembiante vago, prima, e poi
molto più tardi, tratti.

Sei tu, ardente, che
sussurrando hai creato
la conchiglia dell'udito
a destra, a manca, là, qui.

Tu che nell'umida cavità,
tirando quella tenda,
hai messo voce, perchè
potesse te chiamare.

Cieco ero, nulla più.
Tu, sorgendo, celandoti,
ha dato a me la facoltà
di vedere. Si lasciano scie

così, e si creano così
mondi. Spesso, creati,
si lasciano ruotare così,
elargendo regali.

E, gettata così
in caldo, in freddo, in ombra, in luce,
persa nell'universo,
ruota la sfera e va.

Iosif Brodskij
1980